TRENTA ANNI DI COLLABORAZIONE CON GIORGIO ZANIERI

Non mi sarei sentito a posto con me stesso se non avessi potuto scrivere queste righe perché raccontano qualch’uno dei tantissimi ricordi di tanti anni passati frequentandoci e, a Verona, all’ultima FieraCavalli, in occasione della bella e spontanea festa che tutti abbiamo voluto attribuire al nostro Giorgio per il suo pensionamento ufficiale, non mi sono sentito di poter raccontare; un poco perché non era il caso in quel contesto allegro e soprattutto perché la commozione mi avrebbe permesso di dire ben poco.

Ho conosciuto Giorgio Zanieri nell’autunno del 1977, due anni prima di mia moglie, lui era appena stato assunto, come unico dipendente tuttofare dalla neonata A.N.A.C.R.A. e io, laureato in quei giorni, ero entrato a far parte della Commissione (in quei momenti c’era la Commissione) di valutazione dei cavalli avelignesi dell’allora Istituto Incremento Ippico di Crema al posto del veterinario dell’Istituto dr. Andreini, che era mancato; in questo modo il destino ci ha chiamato nel mondo dell’haflinger. In quegli anni le rassegne della circoscrizione di Crema erano ben poche, per l’esattezza quattro: Clusone e Torre de Roveri nella provincia di Bergamo, S.Fedele d’Intelvi a Como e Samolaco a Sondrio. Dunque le occasioni di frequentarci erano poche; la attività della Associazione Nazionale era appena agli inizi e la missione principale per Giorgio era quella di mettere insieme un archivio anagrafico della razza che era sparso in tante sedi staccate rappresentate dalla Federazione Allevatori di Bolzano, da quella di Trento e dagli Istituti di Ferrara, Crema, Reggio Emilia, Pisa e S.Maria di Capua Vetere che gestivano indipendentemente ognuno la propria registrazione. Però nelle poche uscite il nostro personaggio si è ben presto fatto notare nel mondo degli allevatori che lo hanno presto identificato in un punto di riferimento, sempre dalla loro parte per poterli aiutare; arrivava con la sua macchina (a quei tempi una golf con le prime motorizzazioni diesel) sottoponendosi a micidiali tour de force (divenne ben presto anche famosa la sua guida energica, come il suo carattere); faceva delle operazioni molto nuove per allora come fotografare i puledri e marchiarli (cose mai viste nel mondo dei cavalli) e soprattutto era dotato di una memoria straordinaria per quel che riguarda i cavalli visti; memoria che solo una fortissima passione per quel che si sta facendo può motivare. Nello stesso tempo si andava anche diffondendo la fama del temperamento del nostro Giorgio, sanguigno e facile ad inalberasi, carattere che è diventato di fatto parte inscindibile della figura di Giorgio Zanieri. Non saprei ricordare a quante strapazzate di allevatori ho assistito, ma devo dire che sono sempre state motivate da mancanze che gli allevatori avevano fatto proprio nel loro mestiere di allevatori; ad esempio, erano stati trascurati nel conservare delle documentazioni, o avevano mantenuto male i cavalli, o nell’averli presentati male alla iscrizione o alle mostre; tutte cose che avrebbero sicuramente aiutato a crescere gli allevatori come tali. Per contro l’ho visto adattarsi alle situazioni più infelici pur di portare a fine le rassegne, come per esempio marcare dei puledri semibradi con il fango a metà polpaccio o catturare al lazo dei puledri pressoché bradi pur di portare a compimento il lavoro di rassegna; per non parlare delle rassegne svolte sotto acqua o neve. Se la situazione si ripeteva un anno, o due anni di fila e l’allevatore non aveva tratto insegnamento sulle minime esigenze richieste, allora arrivava la “vociata”(termine in stretto gergo toscano da lui adoperato), ma si deve riconoscere che, a quel punto, era anche giusto. Anche all’ultima Mostra Nazionale, quando Giorgio ha richiamato in maniera energica (diciamo così) gli allevatori ad essere puntuali con i tempi del ring, gli ho fatto notare come le sue “vociate” dovrebbero essere una delle cose che più mancheranno agli allevatori; anche perché, sicuramente, non le accetterebbero da nessun altro come da lui dal quale le hanno quasi attese.

Giorgio Zanieri si è trovato a gestire tutta la fase di espansione della nostra razza sul territorio nazionale, con l’apertura di sempre nuove zone di allevamento e l’inizio delle rispettive rassegne che col tempo poi sono diventate, caso mai, delle importanti manifestazioni; come quella che oggi è la mostra di Travagliato a Brescia o le manifestazioni di Pordenone o di Udine o l’entrata dell’Haflinger nelle province di Cuneo e del Piemonte o in provincia di Lucca o in tutto il Veneto. A quei tempi gli allevatori arrivavano alle rassegne con un Certificato di Origine dalle forme più diverse e rilasciato dagli Enti più diversi, Giorgio sapeva riconoscere quale provenienza avesse quel certificato, o a memoria ne ricordava la provenienza, ed in ufficio, a colpo sicuro, ricollocava nel suo nascente archivio nazionale la genealogia del cavallo. Una eventualità che ormai non capita più da tanti anni è quella di allevatori che si presentavano alla rassegne con cavalle senza certificati ma marcate al fuoco. Allora seguendo la logica che se c’era un marco a fuoco c’era anche una registrazione del segnalamento ed una fotografia, (a quei tempi non c’era il microchips) il Nostro uomo, raccogliendo le informazioni possibili sul percorso fatto da quei cavalli, li ricercava nell’archivio fotografico nelle zone di presunta provenienza e molto spesso, direi quasi sempre, ne ritrovava la componente genealogica.

Le situazioni inconsuete in cui mi sono trovato con Giorgio nell’espletamento delle Rassegne di razza sono innumerevoli, così a mente fredda non le potrei ricordar tutte: l’ho visto in azione sulle malghe più alte, raggiunte caso mai percorrendo tratti a piedi, portando le attrezzature per la rassegna; l’ho visto essere portato nelle profondità dei boschi caricando il tutto su jeep o trattori; l’ho visto trasbordare su barche al centro di isole sul lago; fare le rassegne in piena notte alla luce dei fari della macchina; ci hanno presentato alla marcatura dei castroni al posto di fattrici; delle avelignesi accompagnate dal figlio mulo per essere marchiato, dei puledri di pochi mesi tenuti a balia da asine ragusane per trasmettere loro la tranquillità; è capitato, in tre eventi separati nel tempo, di aver ritrovato lo scambio di riproduttori che avevano operato uno al posto dell’altro anche per anni.

Quando era vivente il Presidente Cav. Raggioli, Giorgio era abituato, al ritorno dalle rassegne, a riportarlo a casa in provincia di Arezzo per poi ritornare a casa propria nel Mugello; una ora di macchina, con guida “sportiva” lungo strade tortuose circondate dai boschi. Una notte in uno di questi viaggi investe e uccide un cinghiale di mezza taglia e pensa che sarebbe stato un peccato non approfittarne e lo carica, naturalmente quasi abbracciandolo, nel baule della macchina; era buio pesto. Arrivato alle prime luci del paese il Nostro si accorge di essere una maschera di sangue dal petto ai piedi. Va detto che erano gli anni del lugubre “Mostro di Firenze” e circolavano anche delle ronde antimostro; pensate alla situazione che si sarebbe creata se avessero fermato Giorgio in quelle condizioni.

Un altro aneddoto alquanto insolito di cui Giorgio fu testimone, fu quando, arrivati in una azienda per una rassegna con grande ritardo, si scatenò una discussione animata, che evidentemente è un po’ degenerata, e l’Ispettore di Razza incaricato quella volta, per riprendere il controllo della situazione, estrasse dal cruscotto della macchina la pistola, che era consueto aver con se, e sparò un colpo in aria. Naturalmente la Rassegna non si svolse, ma la giornata proseguì con chiamata di Carabinieri e denuncie e contro denuncie. La cosa mi ha sempre fatto sorridere e gli facevo notare come una volta sì, che gli Ispettori di Razza avessero autorità.

Ma per farvi ben immedesimare nella figura di Giorgio, sono due i ricordi che penso lo descrivano al meglio. Il primo risale all’autunno del 1978, io abitavo all’Istituto di Incremento Ippico di Crema, alloggiato nelle foresteria; in quel momento stavo proprio riscrivendo a mano (a quei tempi si faceva così) su delle apposite tabelle tutte le genealogie degli avelignesi registrati sul territorio dell’Istituto per poter inviare i dati alla Nazionale. Al ritorno da una rassegna lombarda Giorgio mi aveva portato fino all’Istituto e, sapendo di fargli cosa gradita, (avevo già capito il personaggio) invece di offrirgli un caffé, gli avevo chiesto se era interessato a vedere l’archivio delle certificazioni di tutti gli stalloni che avevano operato nell’Istituto (l’avelignese, nell’Istituto, è stato introdotto nel 1932). Ricordo che restammo tra quelle carte polverose fino a tarda notte, sentendo i topi che correvano sul soffitto a cassettone di legno, e fotocopiammo tutto (con le fotocopiatrici di allora) anche le genealogie di cavalli che erano entrati e morti immediatamente, dunque senza impatto sulla selezione. Giorgio era affamato di genealogie da poter inserire nei suoi schedari e sentiva una situazione di disagio personale, se gli rimanevano dei “buchi” nelle tabelle genealogiche; ci avrebbe messo anni a riempire tutti quei “buchi”. In quella notte scoprimmo tra l’altro che uno stallone notevolmente influente nella zona delle alpi lombarde, era nato come una fattrice e poi, corretto a pennino sul Certificato di Origine, era diventato uno stallone: misteri che ormai fanno parte della storia del nostro cavallo. Con gli anni quegli archivi sono poi andati praticamente persi nel fare i lavori di ristrutturazione di una ala dell’Istituto e considerati alla stregua di carta straccia e dunque, quella sera passata da persone un po’ strane, almeno ha avuto una sua utilità per la storia del cavallo haflinger.

Il secondo aneddoto che tra tutti ricordo, si è svolto diversi anni dopo, penso negli anni1994 o 1995; L’Associazione Nazionale aveva appena curato la riedizione del Libro delle Origini della Razza Avelignese; eravamo in visita in Tirolo ospiti dell’ing. Otto Schweisgut; a quei tempi ci si recava in Tirolo due o tre volte all’anno e l’Ingegnere Schweisgut aveva molta stima per Giorgio Zanieri; poteva andare a Ebbs e chiedere di misurare e valutare con le nostre schede di valutazione tutti i cavalli possibili e l’Ingegnere acconsentiva, anche se diceva: “Non capisco i vostri metodi di valutazione” ma questo serviva enormemente ai nostri primi indici genetici che nel frattempo erano nati. Dico queste cose che sembrano ovvie, ma immagino che molti abbiano anche idea del temperamento dell’Ingegnere, altro uomo dal famoso carattere da prendere con le molle. Eravamo a pranzo ospiti e casa dell’Ingegnere Schweisgut e Giorgio gli dona la edizione nuova del Libro delle Origini e l’Ingegnere, dicendo che in Italia avevamo perso gran parte delle registrazioni genealogiche, tira fuori i tre o quattro tomi (non ricordo) in cui nel Tirolo erano state registrate l’introduzione di ogni cavalla, la sua origine seguita, e tutta la sua produzione; devo dire che rimanemmo impressionati a quella vista, libri di vecchia rilegatura scritti a pennino rigorosamente in gotico. L’Ingegnere disse che senza quei libri, delle registrazione haflinger non si saprebbe più niente e, come potete immaginare il nostro Giorgio, a quelle dichiarazioni, aveva già alzato il tono della sua voce. Sfogliando il Libro delle Origini appena ricevuto, l’Ingegner Schweisgut ebbe a ridire che era stato un errore rappresentare delle foto di cavalli con i crini rossi e con balzane; sembrava che nulla fosse stato indovinato. Giorgio sosteneva invece che, se quello faceva parte della storia dell’Haflinger, era giusto che fosse stato messo. Insomma, si scatena una discussione in cui gli interpreti: la segretaria dell’Ingegnere che era di Merano ed un allevatore della Provincia di Bolzano, si trovarono presto imbarazzati. Io stesso mi ero alzato da tavola andando a girellare attorno per togliermi da quella situazione e ben presto i due interpreti tacquero e la discussione andò avanti sempre ad alti toni in Italo-Tedesco non si sa con quale comprensione tra i due. Finita la tempesta, e ritornati attivi gli interpreti, l’Ingegnere disse a Zanieri: “Portali a casa; me li riporterai la prossima volta che vieni”. Al momento sembrava un errore della traduzione ma invece la cosa fu così; i tomi venero a Firenze per qualche mese e potete ben immaginare dove siano finite tutte le informazioni in essi contenute. E questo per raccontarvi la stima che Giorgio si è guadagnato anche presso una tale personalità; non penso che, al mondo, la possibilità sia stata capitata a molte altre persone.

Ogni qualvolta Giorgio ha avuto per le mani la possibilità di inserire nuovi dati nel “suo” archivio genealogico, lo ha sempre fatto con estremo piacere ed in questo l’avvento dell’informatica lo ha estremamente aiutato ed anche gratificato, proprio per il modo con cui si prosegue nel lavoro. Ma la prima volta che si è avuta la possibilità di far girare in un “cervello elettronico” (come si diceva allora) i dati che erano in possesso al Nostro, le cose non andarono per il dritto. La cosa fu possibile grazie alla collaborazione con la Associazione Nazionale della Frisona Italiana che, resasi disponibile, permise la cosa perché era il primo Libro Genealogico ad avere questi mezzi ( i computer di allora erano degli armadi alti fino al mento di una persona dove giravano due bobine simili alle pellicole da film del diametro di una sessantina di centimetri) che occupavano una intera stanza. Girando per la prima volta i dati in possesso, dati provenienti dalle registrazioni manuali di diverse decine d’anni, venne fuori una lista di “incongruenze” lunga centinaia e centinaia di nomi: cavalli nati più volte con date di nascita diverse, fattrici con più parti nello stesso anno, cavalli diversi nati lo stesso anno dagli stessi genitori e così via; tutto quello che l’uomo, inavvertitamente, con le trascrizioni a mano, aveva sbagliato, era saltato fuori all’improvviso. Mi ricordo che a Giorgio la cosa dava un enorme fastidio e non vedesse l’ora di rimettere a posto tutti quegli errori, naturalmente risalendo alla verità. Ma non gli ho mai chiesto se fosse riuscito realmente ad esaurire tutta quella lista, ma state certi che negli anni è riuscito a risalire a molte di quelle verità. Quando trent’anni fa, andò a ritirare all’Istituto Incremento Ippico di Ferrara i tomi delle cavalle selezionate perché il Ministero aveva riconosciuto l’A.N.A.C.R.A. come tenutaria del Libro Genealogico (che ancora doveva nascere), il Direttore di allora gli disse: “Ma lei, sig.Zanieri, è sicuro di essere in grado di gestire questa cosa? Eeh?” Dopo una decina di anni lo stesso Direttore, a Verona, durante una FieraCavalli disse: “Sig. Zanieri, mi devo complimentare con Lei per quello che è riuscito a fare”. E a Verona, quest’anno, lo stesso Direttore ormai molto anziano, avendo saputo che Giorgio avrebbe lasciato il lavoro, ci ha tenuto a volerlo salutare dicendogli “Complimenti, complimenti per tutto”

E potremmo associarci tutti, complimentandoci per quello che Giorgio è riuscito a mettere in piedi e a lasciare a tutto il mondo Haflinger; adesso vediamo tutto fatto e forse molti di noi trovano tutto scontato, ma il mettere insieme l’archivio anagrafico che l’A.N.A.C.R.HA.I. oggi si ritrova, vi assicuro, ha richiesto un duro lavoro di ricerca e di ricomposizione durato decine di anni.

E penso che quando, durante la festa a Verona, tutti ci siamo alzati spontaneamente in piedi ad applaudire, il significato fosse proprio:

GRAZIE GIORGIO


Andrea Sgambati